La storia dell’edificio


Nel 1577 il frate carmelitano Andrea Vaccaro (nelle fonti più antiche indicato come Baccario) insieme ad altri confratelli eresse una chiesa in un terreno donato da Ottaviano Suardo, sul luogo dove sorgeva una chiesa paleocristiana sotterranea dedicata a San Vito. Cesare D’Engenio Caracciolo riferisce che la denominazione Santa Maria della Vita deriverebbe dal fatto che la vita nella zona comportava per i frati maggiori spese; tuttavia l’opinione più accettata (peraltro citata anche dallo stesso Caracciolo) è che Vita alluderebbe al Santo titolare della primitiva chiesa.

Giá agli inizi del XVII secolo l’edificio presentava una propria identit├á urbanistica all’interno della Sanitá. Alla fine del secolo furono eseguiti lavori di ammodernamento e ampliamento causati delle infiltrazioni. Nel frattempo, la Masseria Ramirez concesse alcuni terreni per l’espansione del convento ed i due complessi furono così divisi da un muro di confine eretto dai religiosi; poi furono realizzati il transetto, l’abside e furono ridotte le dimensioni delle cappelle.

Nel Settecento il convento subì ulteriori rinnovi con Giovan Battista Nauclerio e Giuseppe Scarola; nel dicembre durante il decennio francese la struttura fu confiscata ai carmelitani e ceduta nel 1807 a Giovanni Poulard-Prad, che implementò nel convento una fabbrica di porcellane. La chiesa divenne addirittura una fabbrica di candele di sego.

Nel 1834 la fabbrica di porcellane chiuse, così il convento fu comprato dallo Stato borbonico per farne un ospedale, che passò all’Albergo dei Poveri che lo adoperò per ricoverarvi i malati di colera. Anche dopo la fine dell’epidemia il convento, che venne restaurato, mantenne la funzione di ospedale, destinato alle donne e gestito dalle suore della Caritá, mentre nel secondo dopoguerra fu denominato ospedale San Camillo. Negli anni novanta del XX secolo l’ospedale fu chiuso e fu sostituito dal┬ácentro per il recupero dei tossicodipendenti “LA TENDA”.

Anche la chiesa venne restaurata nell’ambito della trasformazione del convento a ospedale femminile,riaperta al culto nel 1930, ma fu di nuovo chiusa nel 1969.

Il convento è a pianta quadrata con decorazioni in piperno, stucco e pavimento in ceramica; i corpi di fabbrica si elevano per tre piani e hanno sporgenze balconate in piperno. Al centro è presente un chiostro di sette arcate per sei che racchiude un giardino, articolato per mezzo di pilastri ed archi in muratura, senza alcuna decorazione.

La torre è posizionata a sud-ovest del chiostro. Essa venne realizzata in un primo momento nel 1629 e rifatta prima del 1680.

Si eleva per cinque piani ed ha una pianta rettangolare; presenta marcapiani, finestre sormontate da timpani e, all’ultimo piano, dove è allocato l’orologio, ci sono lesene ad angolo. Alla sommitá si trova un piccolo campanile.

 

 

 

Attualmente la torre è in cattivo stato di conservazione a causa della presenza di piante infestanti e dell’incuria degli stucchi dei cornicioni e delle decorazioni.

Si ritiene che al di sotto della struttura conventuale siano situate le catacombe di San Vito (dette anche catacombe della Vita), la cui testimonianza ci è pervenuta dal canonico Carlo Celano nel XVII secolo. Tuttavia del sito si sono perse le tracce e ogni tentativo di individuarla finora è stato vano